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BREVE STORIA DEGLI AQUILONI PDF Stampa E-mail
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Lunedì 25 Gennaio 2010 21:31
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di Carlo Anzil

 

Non è dato sapere quando siano comparsi i primi aquiloni, ma si ritiene che i primi siano stati costruiti in Cina circa 1000 anni prima della nascita di Cristo. Questo perchè le prime testimonianze scritte si trovano proprio nella storia di quel paese, risalgono al 400 a.C., ed in quei siti i materiali per costruire gli aquiloni erano da tempo presenti (seta conosciuta sin dal 2600 a.C. e bambù diffuso in tutta la zona).Le prime notizie certe parlano di un aquilone a forma di uccello, costruito dal famoso ingegnere Kungshu Phan, che rimase in volo ininterrottamente per tre giorni e tre notti; da qui in poi si hanno notizie sempre più frequenti e dattagliate di aquiloni sia in Cina che in tutto l’oriente. In occidente le prime testimonianze le fornisce lo scrittore romano Aulio Gellio che narra di una “raganella meccamica” creata dall’inventore Archita di Taranto; a differenza dei paesi orientali però, in Europa questa notizia sugli aquiloni rimane isolata e bisogna attendere il 1400 d.C. per trovare di nuovo notizie o disegni sugli aquiloni e questa volta si tratta di aquiloni provenienti dall’oriente. Molti sono gli aneddoti che hanno come argomento personaggi che hanno usato gli aquiloni per vari scopi: un generale Cinese fece volare un aquilone sopra una fortezza, che stava assediando, per misurare la distanza fra le mura e la torre principale e calcolare la lunghezza del tunnel che fece scavare per entrare nel cuore della roccaforte ed espugnarla.

Un imperatore sconfisse i suoi nemici facendoli fuggire, spaventati a morte, grazie ai suoni ed alle luci degli aquiloni che di notte fece volare sopra le loro teste. Dei ladri usaro gli aquiloni per arrivare in cima ad alte torri dove erano custoditi i tesori dei sovrani: ad ulcuni andò male, furono presi e giustiziati; ad altri andò bene ma per sicurezza i re proibirono la costruzione di grandi aquiloni in grado di sollevare un uomo. Marco Polo, nel suo “Il Milione” 1280 d.C., racconta dell’usanza di alzare in volo un aquilone (molto ben descritto), con un uomo legato sopra, per predire se il viaggio della nave sarebbe stato buono o no. In Giappone c’è una leggenda simile a quella di Dedalo ed Icaro, dove si narra del Samurai Tametomo, che prigioniero con suo figlio Minamoto sull’isola di Hachijo, riuscì a farlo fuggire attaccato ad un grande aquilone. Ancora oggi gli aquiloni costruiti nell’isola di Hachijo portano dipinto il Samurai Tametomo.

Un uso meno pericoloso fu quello di utilizzare gli aquiloni per sollevare pietre e mattoni per costruire edifici e torri, senza dimenticare i fuochi d’artifizio che venivano portati in alto legati agli aquiloni a mo’ di coda. Anche in Giappone per molti secoli ci fu il divieto di costruire aquiloni in grado di portare in volo uomini: un tempo, durante le battaglie, si facevano alzare in volo grandi aquiloni rettangolari (“Edo”) con sopra degli arcieri che da quella posizione favorevole, scagliavano frecce sui nemici. Oggi ovviamente questa limitazione non c’è più anzi, nella città di Hoshubana ogni anno si svolge una grande festa con la costruzione di grandi aquiloni a forma rettangolare (15 x 11 metri) con intelaiatura in bambù, vela in stoffa, poi ricoperta con carta e magnificamente decorata: ci vogliono 50 persone robuste e ben addestrate per farli volare. Tuttavia questi non sono i più grandi aquiloni Giapponesi perchè il primato spetta ai giganteschi Wan-Wan che hanno un’apertura alare di 24 metri, una coda lunga 146 metri, pesano circa 280 kg e richiedono ben 150 uomini per essere portati in volo. Fortunatamente non tutti gli aquiloni hanno siffatte dimensioni: anzi la maggior parte di essi sono facilmente manovrabili e trasportabili come quelli a forma di “Cicala” (tipico aquilone giapponese), costruiti con foglie secche di banano, utilizzati nelle isole Salomone, in mezzo all’Oceano Pacifico, per la pesca alle aguglie.
Come già detto, dalla Cina gli aquiloni si sono diffusi in tutti i continenti ad eccezione delle Americhe dove sono arrivati al seguito dei Conquistadores e dei pionieri. Forse gli indiani d’America avrebberopotuto realizzare un aquilone di questo tipo... Torniamo in Europa, dove, dopo il Medio Evo, con la diffusione della carta (Fabriano 1100 circa), si ha a disposizione un materiale leggero e relativamente poco costoso, se paragonato con la seta usata sino ad allora per costruire gli aquiloni. Le prime documentazioni di aquiloni fanno riferimento ad usi bellici: nel 1326, nel libro “De nobilitatibus” di Walter de Milemete, si vede una città assediata, con un aquilone che le vola sopra e dal quale viene fatta cadere una palla incendiaria; di fianco tre soldati manovrano un argano al quale è collegato il cavo di ritenuta dell’aquilone (il tipo di aquilone ricorda molto i “Cobra”).
Seguono altri disegni e descrizioni di aquiloni sino ad arrivare al 1558 quando Gianbattista della Porta, nel suo “Magiae Naturalis”, descrive in modo particolareggiato, un aquilone rettangolare e fornisce suggerimenti per il volo. Bisogna attendere ancora un paio di secoli per vedere gli aquiloni protagonisti non solo di giochi ma anche di esperimenti scientifici. Nel 1749 a Camlachie in Scozia, Alexander Wilson portò sino a 915 metri d’altezza dei termometri per misurare il variare della temperatura al variare dell’altezza. Per fare ciò si servì di un “treno” di sei aquiloni: questa è la prima notizia di un esperimento scientifico con gli aquiloni ed anche di un volo di diversi aquiloni vincolati allo stesso cavo di ritenuta (il “treno” appunto). Solo 3 anni dopo questo esperimento di Wilson, Benjamin Franklin compì il suo famosissimo esperimento per dimostrare che il fulmine è un fenomeno di natura elettrica; da qui in avanti ci forono molte ricerche scientifiche o pseudo-scientifiche legate agli aquiloni e senz’altro la più interessante rimane quella dell’inglese Sir George Cayley che agli inizi del 1800 enunciò i principi, ancora validi, della teoria aeronautica. Pochi anni dopo, sempre in Inghilterra, George Pocock si servì degli aquiloni per spostarsi in carozza senza usare i cavalli e sollevò a 50 metri un suo stalliere. Si arriva così alla fine dell’800 ed agli inizi del ‘900 quando un crescente interesse ruota attorno agli aquiloni che vengono soprattutto utilizzati per sollevare uomini, primo passo verso il volo svincolato. Fra i molti modelli che videro la luce in quegli anni si ricordano i “Cody” dovuti all’americano Samuel Franklin Cody, i “Tetraedri” di Alexander Graham Bell, i “Box” di Lawrence Hargrave. A quest’ultimo modello si ispirarono i fratelli Wright per costruire il prototipo del primo aereoplano; altri costruttori da menzionare sono: Lamson con i suoi “Biplani”, Sacconey con “treni” di aquiloni simili ai “Cody” senza dimenticare i primi alianti ad opera del francese Chanute e del tedesco Otto Lilienthal che a Berlino si fece costruire una collina artificiale dalla quale poter decollare per le sue planate. Anche il nostro Guglielmo Marconi in quegli anni usò degli aquiloni, di tipo “Levitor” di Baden Powell, per sollevare l’antenna nei suoi esperimenti di trasmissione con le prime radio. Nel 1919 Linderberg stabilì il record d’altezza di 9740 metri, ancora imbattuto, con un treno di 8 aquiloni. Con l’invenzione dell’aereoplano l’interesse legato al volo umano non coinvolse più gli aquiloni e dall’inizio del 1900 ci fu un ritorno al semplice uso ludico dell’aquilone. Si arriva così agli anni della seconda guerra mondiale quando l’americano Paul Garber inventa il “Target” (cioè il bersaglio) un aquilone manovrabile a due cavi che serviva per tenere in esercizio i puntatori dei cannoni delle navi da guerra americane durante la navigazione: è il primo aquilone acrobatico a due cavi. Sempre durante la seconda guerra mondiale un altro aquilone viene impiegato dall’aeronautica americana: si tratta di un “Box”, chiamato “Gibson girl”, che fa parte del kit di salvataggio che si trova a bordo degli aerei americani impegnati nelle acque del Pacifico. Il kit comprende una radio trasmittente, un generatore di corrente a manovella ed un aquilone, da montare e far salire con un filo di ritenuta metallico che fa da antenna. Alla fine della guerra un ingegnere italo americano, Francis Rogallo, inventa “l’ala di Rogallo” un aquilone senza stecche che mantiene la sua forma grazie alle briglie che lo uniscono al cavo di ritenuta. Da questo aquilone, con l’inserimento di alcuni tubi, nasce il Deltaplano e tutta la serie di aquiloni “delta” a forma triangolare. Nel 1950 Allison inventa lo “Sled”, semplice ed efficiente aquilone che si evolve in molte varianti; nel 1963 Jalbert Domina inventa il paracadute rettangolare e, poco dopo, il “Parafoil”, un aquilone soffice, cioè senza stecche, simile ad un profilo alare, che mantiene la forma grazie all’aria che entra al suo interno: questo è l’antenato del moderno “parapendio”. Arriviamo ai nostri giorni con una lunga serie di nuovi modelli fra i quali non si possono non ricordare il “Circoflex” degli olandesi Schiefer & Oostveen, la “Corona” di Cassagnes, la “Piovra” e gli altri aquiloni flosci di Peter Lynn che è stato l’iniziatore di un nuovo modo di progettare e costruire aquiloni di grandi dimensioni.

e la storia continua...

 

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